Che cosa significa fare l’università

Alcuni studenti, ritengono che per fare l’università sia indispensabile faticare enormemente e consumare la propria giovinezza sui libri. Alcuni si piegano a questa idea accettando di passare i prossimi 5 o 6 anni chiusi in un’aula studio, costi quel che costi. L’ovvia conseguenza è quella di provare un’ansia continua, di non sentirsi mai preparati e vivere con il terrore degli esami. Altri, spaventati all’idea di un impegno al di sopra delle proprie possibilità, applicano continuamente la strategia, decisamente poco funzionale, dell’evitamento, preferiscono rimandare continuamente l’inizio degli studi, provano un senso di colpa costante e pochi giorni prima dell’esame studiano forsennatamente confermando a se stessi che lo studio è un vero tormento e avendo spesso risultati scarsi. Altri, infine, dopo alcuni tentativi malriusciti, abbandonano completamente l’idea di laurearsi e lasciano l’università.

La realtà, e anche la buona notizia, è che fare l’università non significa solo studiare e imparare migliaia di nozioni ma molto di più.

Anzitutto significa vivere un’esperienza fantastica!

Quello universitario è un ambiente che può essere molto stimolante: programmi di studio, corsi, ricevimenti dai professori, aule studio e laboratori, stage all’interno e all’esterno dell’università, progetto Erasmus, associazioni studentesche. Tutte queste esperienze sono al tempo stesso formative e motivanti.

Non dimentichiamo che per mantenere alta la motivazione, anche quando la strada è un po’ in salita, è fondamentale sentirsi parte di qualcosa. Il fatto di sfruttare tutte queste possibilità consente di inserirsi socialmente, certamente di apprendere nozioni, ma soprattutto una cultura e un linguaggio specifici del proprio settore. Ad esempio, il clima di psicologia è, per molti aspetti, diverso da quello di ingegneria, ad esempio a partire dal fatto che nel primo ci sono prevalentemente femmine e nel secondo prevalentemente maschi (speriamo che queste differenza duri ancora per poco). Ognuno ha le proprie specificità culturali e il proprio linguaggio, ed è importante apprendere questi tratti durante il periodo universitario perchè un domani sarà simile al clima che si respirerà nell’ambiente di lavoro.

La motivazione, infatti, si mantiene costante quando una situazione, che sia un percorso di studio o una qualunque abitudine come una dieta, o fare attività fisica, passa da essere un’attività a un aspetto della propria identità, cioè passa dall’essere qualcosa che si FA all’essere qualcosa che si E’.

Per questo è fondamentale cercare di frequentare il più possibile e tentare di inserirsi nell’ambiente. Ovviamente ognuno dovrebbe trovare il proprio modo, nel rispetto della propria personalità. Ad esempio una personalità estroversa potrà iscriversi alle varie associazioni studentesche o candidarsi a rappresentante degli studenti, mentre una personalità più introversa potrà svolgere degli stage o diventare tutor per altri studenti. E’ importante stabilire connessioni, creare relazioni, di amicizia, di supporto, di progetto comune.

Tutte queste esperienze servono a far proprie le famose competenze trasversali – come comunicazione, organizzazione, gestione positiva del conflitto, assunzione di responsabilità – che sono fondamentali per il futuro lavorativo e per la via in generale.

Spesso io suggerisco di affiancare al percorso universitario anche un lavoro complementare (cioè che non rubi troppo tempo allo studio), se possibile rimanendo nell’ambito ( ad esempio per uno studente di psicologia, fare e animazioni estive con i bambini) o, se non è possibile, va benissimo anche il classico lavoro da cameriere al fine settimana o da addetto alle vendite part time. Il lavoro serve a dare concretezza! Consente di sentirsi efficaci e dà la sensazione di avere la capacità di saper badare a sé stessi, ci si sente più grandi e anche i professori e gli esami spaventano meno. Inoltre si inizia ad avere la propria piccola entrata con cui si può provvedere ad alcune piccole spese di tutti i giorni o contribuire alle proprie spese universitarie. Francamente poche cose fanno sentire forti e indipendenti come provvedere a sé stessi dal punto di vista economico.

Ovviamente la parte fondamentale dell’essere uno studente universitario rimane lo studio. Ma lo sviluppare tutti gli aspetti sopra riportati consente di essere più responsabili, più motivati e, soprattutto, di aumentare il proprio senso di autoefficacia.

Si dice: “Sia che una persona pensi di farcela, sia che pensi di non farcela, in entrambi i casi, avrà ragione!” La propria percezione di essere in grado di fare o non fare una cosa influenzerà enormemente l’impegno, la prestazione e, di conseguenza, i risultati.

Ne deriva che una persona che ha pensato alla costruzione generale della propria personalità sarà maggiormente in grado di affrontare la fatica (termine un po’ fuori moda ma che io ritengo indispensabile) e di superare le difficoltà del proprio percorso, anche, quando serve, imparando a chiedere aiuto agli altri (genitori, amici, tutor, psicologi).

La cosa fondamentale è comprendere come il periodo universitario non sia solo una montagna di libri da leggere, ma è un’esperienza a tutto tondo che coinvolge tutta la persona, è una crescita, individuale e di gruppo, che può fare di uno studente, appena uscito dalle superiori, un adulto in grado di affrontare la vita “vera”.

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